Pina, la famiglia, la cara amica Ines

Il marito di Pina era rimasto vedovo, con tre figli, in più, la loro casa, come avevamo detto nel primo libro, pur rimasta in piedi, era sinistrata e, in quel momento, non agibile. L’uomo, oltretutto, aveva anche perso il lavoro: la smalteria dove lavorava, a causa dei bombardamenti, era stata, anch’essa, danneggiata. Ogni tanto, in cerca di conforto, si recava a Verona da sua sorella che, essendo malata di cuore, non poteva accudire i nipotini. Essi, pertanto, stavano con Ines ed Imelde, che se ne occupavano totalmente.

È stato molto bello per me conoscere Ines Giovanelli; andai a trovarla nella sua casa a Formigine. Era cieca e paralizzata. Ascoltarla era piacevole, la sua mente estremamente lucida. Mi raccontava episodi di tantissimi anni prima con vari precisi particolari. Ricordava tutto benissimo. Sono andata da lei due volte: la prima volta per la testimonianza pubblicata nel libro, che allora stavo scrivendo e, in seguito, perché, tramite la carissima Maria Calzoni Molinari, mi aveva informato di aver deciso di affidare a me il Crocifisso di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli. Anche in quell’occasione mi raccontò dei particolari del passato; chissà quanti me ne avrebbe ancora raccontati se ci fossimo riviste. Ricordo con affetto lei, purtroppo mancata nel 2018, sua nipote e la badante che l’assisteva. Grazie, Ines. Dal cielo sono certa che continui a pregare come hai fatto per tutta la vita. Intercedi per noi e, soprattutto, per il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria: avvenga presto, il mondo è diventato invivibile!

Lia

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