Mariolina Bonacorsi

Essa amorevolmente si prodigò per scaldarmi il letto con lo scaldino, a farmi dei massaggi con olio e canfora e ad avvolgermi in un pesante panno di lana, il che mi permise di appisolarmi. Il mattino seguente, mentre scendevo lentamente dal letto per vedere se le gambe mi reggevano, caddi a terra come peso morto, facendo un tonfo tale che richiamò i miei cari che erano al piano sottostante. Rimessa a letto mi provarono la febbre che risultò essere molto alta.

Intanto col passare delle ore il mio corpo si andava via via gonfiando, non muovevo più né gambe né piedi né mani, trovandomi ridotta alla immobilità totale per sopravvenuta paralisi. Le cure del dottor Carafoli, unitamente ai consulti dei vari professori che si susseguirono al mio capezzale, non approdarono a nulla: furono però tutti concordi nel sentenziare che se la formazione dell’acqua che stava crescendo nel mio ventre non fosse cessata, questa avrebbe provocata la mia fine.

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