Riprendiamo, dopo alcuni giorni in cui abbiamo parlato dello Stendardo, la storia di Massimo Valdiserra
Si andava giù lentamente, ad ogni tappa si fermavano e, in ginocchio, continuavano la preghiera. Ad ogni sosta: Santo Sepolcro, Ascensione, Assunzione ecc., preghiere in ginocchio e Iole cambiava i fiori, lavava i vasi, spazzava, riordinava. Aveva sempre le mani bagnate e in inverno c’erano delle temperature molto basse, da congelarsi le mani. Poi, molto lentamente, si tornava su dal boschetto, sgranando altre coroncine. Anche nell’ultimo tratto, in salita dal boschetto, ripetevano la coroncina: Viva Gesù, vogliamo Gesù, che regni sopra di noi, finita quella attaccavano con l’altra: Maria, regina delle vittorie, aiutaci a vincere ogni battaglia. La salita veniva affrontata lentamente, è molto ripida e la vivevano con un senso di combattimento, sfida contro il nemico. Arrivati davanti alla statua della Madonna, finalmente iniziavano la recita dei tre rosari meditati, sempre in ginocchio. Quando non ne potevano più cercavano di spostare lentamente il corpo indolenzito. Duravano ore ed ore in ginocchio; stavano in piedi solo per il canto. Mai ha usato tanto le ginocchia Massimo, come in quegli anni, in quel posto. Preghiera continua, senza soste. Mai è piovuto quando sono andati lì, mai hanno avuto disagi per andarci, né sulla via di ritorno; hanno patito forse un po’ di umidità.
