Erano presenti all’atto eroico: …
La domenica 29 aprile 1945, la Pina si prepara a partire per la Terra Santa del Casetto
L’Albertina Gherardi, veggente, si offre per unirsi al gruppo. No, tu rimani. I doni che sono stati donati a me, io li offro in dono a te. Alla mia morte fammi celebrare tre Messe. E l’Albertina poco dopo inizia a sentire la voce interiore. Il gruppo, ascoltata la S. Messa in San Luigi, compie il cammino Porta S. Mamolo, Paderno, Pieve del Pino, e in un sali-scendi di montagne verso il pomeriggio inoltrato pregando, si arriva stanchi al luogo benedetto.
A piedi, passo dopo passo, e sempre uno dietro l’altro. La Pina è molto seria, molto, molto, triste, parla poco. Paolo era allegro, scherzava e rideva. Imelde zitta, segue la compagnia. L’Imelde si premura presso il comando americano di avere un lasciapassare, che permetta di camminare per la strada. I soldati non concedono il permesso di passaggio. È già tardi, e per fare un sollecito ritorno, si prende una strada traversa che veniva a finire a San Maore.
Qui si pericolerà. Prima avevamo percorso il fiume, ma nell’acqua si vedevano affiorare i fili delle mine antiuomo tedesche. Ovunque reticolati che con il loro intreccio di filo spinato non facilitavano il cammino e il passaggio. Sul terreno si procede in fila indiana. Si posa il piede dove il battistrada ha già messo il suo.
Soldati scheletrici a pezzi o rinsecchiti; animali o cavalli la cui carne colata lascia intravedere lo scheletro. Tutti esseri come schiacciati sul terreno…