Un’alta rete metallica, rinforzata dal reticolato, che recinta una casa colonica già occupata dai tedeschi, e delle fosse scavate da poco impediscono l’accesso sulla strada normale e rendono indecisi sulla direzione da scegliere. Inutili i tentativi attraverso la rete. Tornare indietro, e poi? La strada sarebbe la salvezza.
Paolo d’impulso prende l’iniziativa: vuole scavalcare il fossato. Finché ci aveva guidato la Pina tutto era andato bene. Paolo alza il piede, lo avanza e deciso lo pone sulla terra smossa. Un gran busso, un gran polverone, e Paolo è dilaniato.
In mezzo a quella terra smossa di fresco stava nascosto l’ostacolo che egli non avrebbe mai voluto incontrare. La faccia della Pina è tutta coperta di polvere.
La gamba destra dell’Imelde viene maciullata da un nugolo di metallo e di polvere.
La Pina lamenta: Sono diventata cieca, son diventata cieca. Quando riesce a pulirsi da quella mistura, ci rivede, ma le sue gambe sono troncate. Ciascuno di noi rimane una vicina all’altra, sdraiate a terra dove siamo cadute. Col dissanguamento incomincia a farsi sentire la sete. Ogni tanto la Pina supplicava: Vammi a prendere da bere.
Ho sete, ho tanta sete. Ma chi poteva muoversi. Nessuno in vista nei dintorni, e poi già imbruniva. Sarà come sarà, dicevo io, no tu ti salverai. Fatti ricoverare all’ospedale militare. Tu, ti salverai. Prendi il portafoglio e la catenina d’oro di Paolo. Io, muoio e chiedi perdono a mio marito.
Già per tutta l’andata sentiva il presentimento della sua morte. Tu ti salverai, farai questo, farai quest’altro ed altri consigli e raccomandazioni.
La Pina chiedeva fortemente aiuto, ma con accento forestiero, forse la gente non capiva o non era presente nella casa…