Dal libro “Storie dalla Terra Santa e Benedetta di Scascoli” di Lia Cardinale -Testimonianza di Umberto Magnani e Patrizia Piana – pag. 88
Imelde, che conoscevano tutti molto bene, era la più assidua nella frequenza del Casetto. Sempre, con ogni condizione meteorologica, con la sua unica gamba e con la stampella, affrontava quella difficoltosa discesa, a volte in compagnia, spesso anche da sola ed era sempre gioiosa.
Tempo fa, mi è stato donato un libro di Maurizio Catassi intitolato Il Segreto e la Sorpresa, in cui mi era stato detto che si parlava della storia del Casetto. Lessi una frase che mi colpì sfavorevolmente, in quanto si asseriva che Imelde aveva perso sì una gamba, nello scoppio della bomba, ma, con la pensione, si era sistemata per la vita … Ci rimasi male perché pensai che io preferirei mangiare pane e cipolla per tutta la mia vita, ma avere le mie due gambe … Espongo a Umberto e Patrizia questo mio pensiero e mi sento rispondere che quella frase loro stessi l’avevano riferita allo scrittore, loro amico. Tante volte l’avevano sentita pronunciare dalla stessa Imelde, con grande serenità e con una forza d’animo notevolissima. Mi spiegano che la donna si sentiva miracolata ed era piena di gratitudine verso il Signore; era felice perché le era stata salvata la vita ed inoltre, il vitalizio, che le era stato riconosciuto, le permetteva di non avere più problemi per il suo futuro finanziario. Capisco che ci può essere un risvolto positivo anche in qualcosa che ci era suonato strano. Umberto, per farmi meglio capire, mi racconta che la medicina gli dice che è malato ed ha bisogno di cure, mentre lui, al contrario, si sente sano. Dipende dal momento che si vive, non si può tradurre in due righe lo stato d’animo di un altro. Concordo e mi sento liberata da questo scoglio che non ero, da sola, riuscita a superare.