Al primo bombardamento di Bologna che distrusse l’Abbadia e uccise una suora, la Pina (Coiaccetto) fuggì sfollata in zona Casaglia – Santuario di San Luca.
Di ritorno dal lavoro si riuniva al marito e ai figli che alloggiavano in via Monte Albano n. 22 presso i parenti della Imelde Fag(g)iolini, i quali a loro volta avevano il locale in affitto dal proprietario Cugini.
In quel luogo trovarono ospitalità oltre 30 sfollati i quali oltre al tetto sotto cui riposarsi avevano minor pericolo per la distanza e più facilità di adito al lavoro.
Il padre della Imelde, in antecedenza, aveva sognato che doveva essere sua cura accettare ogni persona che si fosse presentata a chiedere ospitalità.
E la generosità della figlia Imelde ne aveva approfittato. La madre poi preparava da mangiare anche per chi non ne aveva, e il macinino da caffè serviva per macinare il grano.
Ci pensarono poi i tedeschi, non quelli che erano in casa Cugini, a portar via tutto: col grano anche l’unico asinello da soma.