Per la celebrazione delle feste ci venivano prestati i candelieri. A ricordo delle belle ore passate in quella stanza. Quando la famiglia dell’Imelde traslocò venne lasciato in ricordo, dove si trovava, un quadro della Vergine di Pompei. Il contadino che abitava nella casa accanto se lo portò con sé nel suo trasloco…
La zona di Casaglia, nonostante il suo rifugio, non dava più sicurezza. La Rambaldi Margherita, dietro interessamento della figlia suora nel convento della Santa, condivise il suo appartamento con la Pina.
Questo era sito in via Tagliapietre nel Convento stesso. Le preghiere continuavano in via San Giorgio, n. 8, ove abitavano Ines, Albertina e Imelde. Erano in 15 in quella casa con i parenti della Imelde. Abbiamo sfondato un granaio; il padrone era tanto cattivo … e si dormiva per terra, dove si poteva, pur di salvarsi.
Verso la fine di aprile 1945, a Santa Caterina, la Pina chiese all’Imelde: Sei disposta ad accompagnarmi in Terra Santa qualunque cosa possa accadere?
A risposta positiva, la Pina strappò da un vaso una foglia simile a quella di una palma e gliela diede da baciare. Solamente tu la devi conservare.
Per il prosieguo del racconto in cui viene riferito punto per punto come si è svolto l’incidente nel quale persero la vita Pina Coiaccetto e Aristide Pierpaoli e Imelde Faggiolini perse una gamba, si rimanda a quanto riportato in questo blog nel capitolo dedicato ad Aristide e che copre le pagine da 307 a 309 del libro “Storie dalla Terra Santa e Benedetta di Scascoli” di Lia Cardinale.